• TUCC I FIOR CHE LA MAMMINA

    Tucc i fior che la mammina

    dell'Amor la posta in sen

    hin chì tucc in pampardina

    come innanz a on ciel seren,

     

    né ghe calla che on'oggiada

    de quell só pien de splendor

    per spiegà come in parada

    tutt el smalt di soeu color.

  • TUTTI I FIORI CHE LA MAMMINA

    Tutti i fiori che la mammina

    dell'Amore si pone in seno

    sono qui tutti in bella vista

    come innanzi a un cielo sereno,

     

    e non ci manca che un'occhiata

    di quel sole pieno di splendore

    per spiegare come in parata

    tutto lo smalto dei loro colori.

  • A queste due quartine il Porta premette questa annotazione: "Incoraggiato dall'aggradimento che S. M. l'Imperatrice ebbe la bontà di manifestare alla Società de' Negozianti per lo scherzo poetico vernacolo che le fu umiliato, e prevedendo che possa poacer parimenti alle L.L. S.S. Ill.e di rinnovarle questa sorpresa, mi fo ardito di qui trascrivere un breve componimento Italiano allusivo cola traduzione in Vernacolo, il quale potrebbe in questo caso accompagnare alla prelodata Regina il tributo di un bel mazzo di fiori". Seguono, accompagnati da un disegno a penna che raffigura un cesto di fiori, i seguenti versi in lingua: "Ogni fior che Citerea / Sorridendo aduce al seno / Qui al tuo piede Augusta Dea / Piega i tremuli splendor // Desioso che il sorriso / Che ogni fior rende sereno / Per lui splenda sul viso / E rifletti in ciascun fior:"  

    I versi sono del periodo intercorrente tra il 31 gennaio 1816, giorno in cui venne tenmuta al Teatro della Cannobiana la festa per cui fu composto lo "scherzo poetico vernacolo" e il 6 marzo 1816, serata della recita al teatro Filodrammatico, infatti, qualche giorno dopo i Sovrani partivano da Milano.